mercoledì 5 settembre 2012

La (ri)scoperta di casa


“The captain is happy to inform that we are perfectly landed in Venice  Marco Polo airport, have a good day”.

Le cinture si slacciano, e I passeggeri si affannano a ritirare le borse per avviarsi verso l’uscita. Mi aspettano mamma e papà all’uscita, al ritiro bagagli li intravedo ad attendermi, in mezzo alla folla con i cartelli per farsi notare dalle persone indicate. Sono  molto contenti, e lo sono anch’io, dopo trenta ore di viaggio sono molto felice di vedere delle facce conosciute.
“Come è andato il viaggio? Allora, com’era l’India?” Difficile dare una risposta alla seconda domanda:  troppi ricordi, troppi stimoli, troppe emozioni per tradurre tutto in un aggettivo.
Salgo sulla macchina, paghiamo il parcheggio alla biglietteria automatica e via in autostrada. Mia madre mi chiede se posso alzare il finestrino, perché l’aria le da fastidio. Superiamo un autobus, lo guardo scorrere accanto all’auto: motore, ruote, finestrini, porta automatica
 Aspetta: finestrini e porta automatica?
E di colpo ritorno indietro, i ricordi mi ricatturano.
Silenzio. La prima cosa che mi ha colpito è stato il silenzio, nelle strade e nei marciapiedi. Maledicevo il rumore costante di clacson, ora  mi sorprendo per la sua assenza. I finestrini chiusi, persone che si preoccupano per l’aria corrente. In autostrada vedo Autogrill dove mi sarei aspettato di trovare baracchini di frittolino, caffè e chai.
Il giorno successivo, camminando per le strade di Padova, provo una sconcertante sensazione, che non provavo dai primi giorni di luglio, lo spaesamento. Una sensazione inaspettata, che dopo i primi tempi in India avevo quasi dimenticato. Mi sembra quasi insolito sentire in bocca il sapore dell’umidità, invece di quello della sabbia.
Quanto tempo passerà ancora, prima che i ricordi si affievoliscano,che perdano il vigore dell’esperienza? Rileggo le pagine del diario personale che ho scritto durante questi mesi, vorrei prendere i ricordi e imprigionarne la vividezza, far sì che restino il più possibile reali, il più a lungo possibile.
Voglio vedere il tramonto arancione sulle risaie verdi di Satankulam con la stessa nitidezza di quando lo guardavo dal pulmino dell’Ave Maria, tornando a casa. Voglio conservarlo così il più a lungo possibile. Capisco allora che l’unico modo di farlo sono le testimonianze che lasciamo nei diari, nei quaderni, su questo blog. Ogni parola scritta, ogni foto, ogni filmato è un punto per aggrapparsi e resistere alla corrente che trascina i ricordi verso l’oblio.  Le sfide non sono finite all’aeroporto di Venezia, ma continuano anche adesso nella nostra memoria, nella nostra pelle, cercando di far rimanere lì le esperienze vissute, cercando di non farle fuggire, di non farle andare via, legandole forte alle testimonianze, alle fotografie, alle parole.

Alessio

lunedì 27 agosto 2012

L'avvocato del diavolo


Voglio esprimere, in un articoletto che risulterà certamente antipatico, gratuito e parziale, uno sfogo esclusivamente personale, per dar voce anche ai momenti che hanno segnato picchi di calo verticale dell'entusiasmo di partenza, per segnalare le grosse difficoltà cui un occidentale può trovarsi al cospetto vivendo quaggiù (checché ne dicano guide cartacee e on-line) e semplicemente per fare, appunto, l'avvocato del diavolo, con una punta di malizia nei confronti delle numerose persone che, prima della mia partenza, hanno osannato questo Paese senza se e senza ma e per quanti ne abbiano un'idea idilliaca e idealizzata.
Ci tengo a ribadire che neanche per mezza giornata siamo stati turisti e che la nostra esperienza si è svolta in un villaggio nell'estremo sud dell'India, una briciola rispetto alla globalità del subcontinente.
Inoltre, scrivo a una manciata di giorni dalla conclusione del nostro S.V.E. e, si sa, quando si avverte la fine di qualche cosa (percorso di studio, relazione, sforzo fisico eccetera) le contraddizioni e i dolori si acuiscono esponenzialmente sino a sembrare macigni insostenibili e invalicabili portando qualcuno, talvolta, al tracollo e a cedere all'istinto di mollare.
Per quanti si dovessero chiedere (legittimamente) dove siano i lati positivi dell'esperienza, rimando alla lettura degli altri begli articoli presenti in questo blog: questo è un articolo dichiaratamente negativo e, senza mezze misure, destruens.
Di cose belle e memorabili ne ho viste e vissute in gran quantità, in parte ne ho già scritto e forse ne scriverò ancora.
Non si leggano parole di rabbia cieca, gratuita e immediata ma, ripeto, uno sfogo scritto di getto con limpido senso di accettazione e una certa serenità che voglio esternare, perché ritengo giusto condividere anche quanto di brutto e di negativo si sia provato nel corso di questa esperienza.
Non si leggano nemmeno sensi di rifiuto, ottusità né tantomeno di presunta superiorità nei confronti di questo Paese e questo Popolo: esprimerò esclusivamente giudizi a pelle e di natura estetica, nel senso etimologico del termine.
Dopo questa lunga premessa, scritta per rispondere preventivamente a eventuali critiche (che comunque auspico!), inizio a sfogare il mio senso di saturazione dopo due mesi in Tamil Nadu con due parole, che lascio nell'etere del www come un epigramma:

SONO STUFO

sabato 25 agosto 2012

Paramecium?? No, Pediculus humanus capitis

Stai attento che...
Fai attenzione a...
Controlla sempre se...
e quando si giunge alla fine, quando oramai ti senti a casa, quando trovare una mucca davanti casa inizia a sembrarti normale e tu dimentichi che il pericolo è sempre in agguato e pronto a colpire, eccolo che sferra il sua attacco e s'impossessa della tua testa: IL PIDOCCHIO!!
Ebbene si, io ed un altra ragazza (x ora) ce li siamo presi, come? da chi? da quanto tempo?? E chi lo sa, sappiamo che stiamo convivendo con questi piccoli esserini grandi pochi millimetri, le cui uova (a forma di goccia) si attaccano al capello a non più di 1,5 cm dalla cute, principalmente sopra al collo e dietro le orecchie dove la temperatura di 37° è la loro preferita (questo dicono le sacre scritture di Internet) la mia esperienza dice invece che sia il centro della testa il loro preferito; ma non dilunghiamoci troppo sull'anatomia del suddetto parassita.
Dato che qui non sono possibili rimedi della nonna come cospargersi di maionese e aceto i capelli, o super tecnologie come la lavatrice e poter lavare il bucato a 60°, gli abiti restano in quarantena per 2 gg (dato che il pidocchio non sopravvive più di 48ore lontano dalla testa) e un ulteriore precauzione è mettere il bucato in freezer per una notte dato che le basse temperature non piacciono particolarmente ai nostri amichetti.
E come speriamo quindi di sconfiggerli? Con i prodotti portati appositamente dall'Italia che mi hanno gentilmente prestato dato che io me li sono dimenticata e quelli che vendono qui sono in realtà per ammazzare i pidocchi delle piante. Ogni volta che ci si lava i capelli facciamo le scimmie, non per la somiglianza estetica causata dalla mancanza di un estetista ma perchè ci spulciamo a vicenda. Hai trovato pidocchi?? morti? quanti?
hai trovato lendini (uova)? quante? ma sono bianche o marroni (quest ultimo colore indica che sono morte)? sembra d essere tornati ai primi gg quando non facevamo altro che parlare delle condizione dei nostri problemi intestinali, ora non facciamo altro che parlare di pidocchi. Il nostro rientro in Italia è vicino, speriamo di non portarci dietro qualche animale locale altrimenti in dogana rischiamo che ci fermino per trasporto illegale d animali esotici.
E per finire, se avete qualche consiglio scrivetecelo pure.
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AGGIORNAMENTO 26/08 h 14.20 indiane
L ultimo bollettino informa che altri 3 combattenti sono caduti vittime dei pidocchi.

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AGGIORNAMENTO 28/08 h 20.12
La nostra squadriglia non procede bene, un altro caduto.

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AGGIORNAMENTO
Avevo scordato d'aggiornare ma durante il viaggio di ritorno abbiamo perso altri 3 combattenti. Forse da allora ci sono state altre perdite ma al momento non me n'è ancora stata data notizia.

Fabiana

giovedì 23 agosto 2012

La Gazzetta del Tamil Nadu

Per dovere di  cronaca, mi preme dirvi che il giornale locale qualche giorno fa parlava di noi, del nostro operato e della nostra partecipazione alla manifestazione che si è svolta a scuola per celebrare l'anniversario dell'Indipendence Day indiano.
Bellezze da prima pagina a parte, quali sono le news?
I volontari in quest'ultima settimana hanno utilizzato i loro giorni di vacanza mensili per sbirciare al di là dei Ghati, e raggiungere il verde e paradisiaco Kerala , con le sue grandi palme di cocco, la forza del Mare Arabico, il silenzio delle Backwaters , riflessi d'acqua negli occhi e parole nuove sulla lingua. Hanno giocato a Cricket con i ragazzi dell'orphanage di Virudhunagar. Hanno partecipato a due tradizionali matrimoni indiani, indossando con comprovata naturalezza sari scintillanti e dhoti da cerimonia.
Organizzano le attività e la cena conclusiva prima della partenza.
Iniziano a riempire le valigie e a valutare cosa lasciare a Sathankulam e cosa portare con sè. 
Stimano il peso delle valigie perchè sono già piene di ricordi pesanti , di cose che devi tenere strette nel tuo personalissimo bagaglio a mano, perchè su questi ricordi c'è scritto il tuo nome, e ti verranno a cercare quando sarai a casa e odorerai ancora di spezie, di vento polveroso.

Daniela



giovedì 16 agosto 2012

Incontri ravvicinati ad Auroville


Approfittato del lungo ponte pre-Indipendence Day, che cade lo stesso giorno di quello che 7000 chilometri più a nordovest chiamiamo Ferragosto, ci prendiamo alcuni giorni di vacanza per un
tour nel Tamilnadu settentrionale. Giunti alla volta della francesizzante Pondicherry ci  dirigiamo verso Auroville. Che cos'è Auroville? Si tratta di una comunità  immersa nel verde, fondata nel 1968 dalla mistica francese Mirra Alfassa, nota come La Mere, la Madre, con l'obiettivo di perseguire una città universale, libera da barriere di ogni tipo e  fondata sulla cooperazione e il rispetto reciproco.
Al primo impatto si rimane colpiti dalla calma e dal silenzio che permeano il Visitor Center della  comunità: agli antipodi rispetto al caos imperante nelle città indiane. Il villaggio in cui si trova la guesthouse in cui decidiamo di pernottare ha un nome che, come tutti gli altri villaggi della comunità, esprime al meglio l'essenza aurovilliana: Fraternity. L'architettura è talvolta davvero eccentrica:  particolarmente  impresse mi sono rimaste alcune case a forma di Ufo, un pò come venivano immaginati i paesaggi del futuro negli anni '70.
La comunità è  composta da uomini e  donne provenienti da tutto il mondo, alcuni con evidenti richiami al periodo hippy.
Inevitabile dunque imbattersi in nostri connazionali: nel giro di nemmeno mezz' ora facciamo conoscenza prima di due ragazzi bergamaschi, di cui uno dei due figlio di un eurovilliano della prima ora, venuti a  trascorrere un soggiorno di un mesetto circa, e poi di Antonio, anche lui bergamasco, trentaquattro anni, aurovilliano da quattro, facilmente "smacherato" dal tricolore presente nella t-shirt, di professione pizzaiolo, stesso lavoro che, ci dice, svolgeva in Italia. Spinti dalla curiosità che può provocare una scelta di vita simile, quella di prendere e partire per trasferirsi in una comunità di paese così lontano, ci racconta di come abbia iniziato una nuova vita partendo con  la moglie, istruttrice di nuoto in Italia come ad Auroville e due figli piccoli, che all' epoca avevano rispettivamente un anno e due anni e mezzo, raccontandoci di come le difficoltà di adattamento per quest'ultimo non siano state poche nè indifferenti.

mercoledì 15 agosto 2012

CIAO CIAO CHAI

Secondo il censimento del 2011, Virudhunagar è una città di seconda classe.
Non tanto per la sporcizia diffusa, i prezzi dei tuctuc poco trattabili o per la sconcertante assenza dello spruzzino in bagno, quanto perchè vanta una popolazione compresa tra i 50.000 e i 99.999 abitanti. Li puoi trovare tutti in strada.
Nei suoi 73 mila abitanti sono compresi i ragazzi dell'Island of Hope, un altro orfanotrofio gestito da AID India, in cui alcune di noi hanno avuto il piacere di vivere per qualche giorno, e sottolineo: VIVERE.
Il centro è un edificio di quattro piani bianco e azzurro, con davanti un cortile pieno di piante piantine pianticelle e dietro un altro cortile piano di sassi su cui vengono stesi i vestiti ad asciugare. Al piano terra la cucina e una grande sala dove si mangia (se piove); al primo piano le nostre stanze e un'altra grande sala, dove ogni giorno andiamo ad abbeverarci alla brocca mattutina di chai; al secondo piano la grande stanza dove dormono queste piccole donnine mentre all'ultimo piano stanno i ragazzi.
Nonostante siano rigorosamente divisi quando vanno a scuola, mangiano, studiano, meditano o giocano, si capisce subito che formano una grande famiglia.
Vivere insieme ai ragazzi è un'altra cosa.

Il Sari va un casino quest'anno!



mercoledì 8 agosto 2012

La musica è veramente universale?


Forte del mio status di Music Teacher all'Ave Maria Matriculation School di Sathankulam, vincendo un'iniziale ritrosia, mi sono deciso a proporre ai ragazzini un po' più grandi un'attività che non avrei esitato a proporre da noi: ascolto con libera produzione scritta. L'attività è estremamente semplice e molti l'avranno svolta alle scuole medie: si tratta di ascoltare dei brani di musica somministrati dall'insegnante e scrivere liberamente i propri pensieri, in forma di parole singole (aggettivi, verbi, avverbi...), piccole frasi o addirittura periodi, se non veri e propri racconti, anche solo abbozzati. L'idea iniziale era di farlo disegnando, cosa che probabilmente tenterò in seguito.
Le mie perplessità erano molteplici: in primo luogo, questi ragazzini non sono mai stati sottoposti a un'educazione musicale, né tantomeno alla cosiddetta “musica classica occidentale”: riusciranno a discernere qualche cosa, o per loro sarà un inestricabile groviglio di suoni più o meno tutti uguali, noioso e assolutamente non interessante? Inoltre, sempre ripensando ai miei dubbi iniziali, se un orecchio occidentale ascoltasse della musica classica indiana, per quanto allenato e sofisticato riuscirebbe a malapena a orientarsi nel dedalo di virtuosismi dei singoli esecutori, né tantomeno riuscirebbe a distinguere un raga diurno da un raga serale e probabilmente dopo cinque minuti di sitar cadrebbe preda di convulsioni, epilessia e miraggi.

Allegro ma non troppo

Se uno di questi giorni camminaste per il cortile dell'Ave Maria School di Sathankulam , potreste buttare un occhio dentro alle classi e sorridere per le belle attività che vi si svolgono.
E se la vostra passeggiata fosse avvenuta oggi?
Avreste trovato di certo Camilla e Jolanta intente a intagliare nei cartoncini colorati meravigliose farfalle, che i bambini decorano a loro piacimento, per poi legarle tra loro con

lunedì 6 agosto 2012

Tema: turismo indiano.


Il turismo indiano è una cosa strana. È come un'aranciata che si trova in India. Come la “Mirinda”, l’aranciata fatta senza frutti.
Quello che più mi ha colpito non sono gli sguardi verso di noi. Seppur alla lunga sono un po’ fastidiosi, questi occhi puntati possono essere anche ignorati, almeno fino a quando non si sporgono dai sedili per una radioscopia femminile europea (cosa che però mi riguarda solo in parte).
Non sono neanche le foto che a gran richiesta vogliono fare con noi, nella solita posa “cacciatore bianco con membro della tribù della savana”. A questo ci si abitua più faticosamente, ma a nulla servono le imprecazioni in friulano che mi sovvengono spontanee al sessantesimo obbiettivo Nokia che mi si presenta davanti al naso.
Nemmeno la capacità di trasformare un tempio induista nella sagra della porchetta mi ha impressionato. Sembravano quasi ignari che  quel monumento fosse stato eretto in onore di Swami Vivekananda, poeta bengalese paragonabile a un Dante indiano, per importanza.
Quello che più mi ha impressionato, da patetico occidentale amante dei viaggi nella natura e che evita le spiagge troppo affollate, è la loro propensione a sfruttare fino al midollo il patrimonio turistico indiano.

domenica 5 agosto 2012

Paese che vai, compaesani che trovi!!

Autobus Courtallam --> Home
Visi pallidi che non eravamo noi. 
- Io: posso sedermi? (rigorosamente in Italiano)
- Viso pallido: si si!

...passano 10 secondi e...

- Io: ma parli italiano?
- Viso pallido: Si, sono italiana.

Ebbene si, abbiamo beccato un gruppo di volontari italiani che vivono in una fattoria e aiutano i contadini a passare ad un' agricoltura biologica (http://www.greenfarmmovement.org/). Dopo aver parlato del più e del meno arriviamo all'argomento più importante: il CIBO!
- Viso pallido: a me non manca la cucina italiana.
- Io: come? non ti manca la pasta, il pollo, la carne?
- Viso pallido: no, noi mangiamo sempre carne, stiamo in una fattoria.
- Io: cosaaaa!!!!!?????? vi lascio immaginare la mia espressione di stupore/invidia nell'aver sentito proferire tali parole; loro però non conoscono le gioie dello 'spruzzino'.

Fabiana

mercoledì 1 agosto 2012

Neve bianca al primo di Agosto

C'è una sottile poesia in questo primo di Agosto e tanta meraviglia per le cose piccole che viviamo ogni giorno a scuola ed in orfanotrofio. 
La creatività dei bambini che timidamente si libera nei laboratori artistici, che si immerge nei colori e che vola radente oltre al cancello della scuola. I pastelli, le tempere, gli acquerelli. Sono compiti nuovi, che richiedono tempo, inventiva e la pazienza di Jolanta che cammina soave nei corridoi con il suo primo sari.
Il divertimento di una partita a Pictionary in classe: disegnare velocemente un elefante può essere un compito avvincente e liberatorio per inventarsi un nuovo codice di gioco e sfida con i propri compagni. Piccole schegge di tenerezza e complicità, di sorrisi condivisi. L'espressione indimenticabile di Barbie quando si accorge che la sua squadra ha perso per un punto, l'impressione che le cose siano importanti e che arrivino per restare.

lunedì 30 luglio 2012

Alternative al Cricket

Tea o coffee?? Cosa sto bevendo???

Mercoledì notte, tratta  Sathankulam-Coimbatore, l'autobus si ferma per una sosta e ci fiondiamo verso il baracchino, dove ordino un caffè, che come d'abitudine da queste parti, viene servito con il latte e a temperature prossime a quella della fusione dell'acciaio. Mentre sorseggio rapidamente la bevanda il compagno di viaggio Mauro mi chiede come trovassi il tè, a cui io sbalordito rispondo "Ma questo è caffè...io ho ordinato del caffè!", e lui che effettivamente sorseggiava una bevanda identica alla mia ribatte come avesse lui invece ordinato del tè.
Effettivamente il colore del tè

venerdì 27 luglio 2012

Cena Italiana

Il menù di ieri sera?

Bruschetta con sugo di pomodori freschi e cipolla.
Patate bollite.
Tante chiacchere e confronti, qualche parola di italiano insegnata.
Ma, andiamo con ordine.

Ieri pomeriggio io, Camilla e Vale On The Rocks abbiamo proposto a Calyani di cucinare e lei ha acconsentito.
Non ci sembrava vero..poter usare la cucina, sbizzarirci e cucinare qualcosa che ci poteva ricordare il cibo di casa nostra.
A scuola abbiamo pensato a cosa fare e a cosa ci serviva per la serata: patate, tanti pomodori, cipolla, olio..
Il pulmino è venuto a prenderci alle 4 e mezza e noi, appena arrivate, abbiamo chiesto a Calyani quale fosse il migliore negozio di verdura di Sathankulam e se aveva il sale e l'olio.
Il sale sì, per l'olio prendete il "Vuain Oil".

mercoledì 25 luglio 2012

Un elefante sotto casa.

Se penso all'India una delle prime cose che mi vengono in mente di sicuro sono gli elefanti.
Non so, mi immaginavo di vedere case di campagna con recinti di elefanti e indiani che girano per le vie delle città in groppa ad un elefante.
In realtà siamo qui quasi da un mese e di contatti con gli elefanti ne abbiamo avuti davvero pochi, il primo solamente sabato scorso, incontrato quasi per caso nel tempio dedicato a Sri Meenakshi.
Per me è stata una fortissima emozione vedere un'elefante per la prima volta in vita mia, ed è stata un'emozione ancora più forte sentire la sua gigantesca e pelosissima proboscide appoggiarsi sulla mia testa e farmi una specie di benedizione.
Un secondo incontro con queste maestose e stupende bestie è avvenuto ieri mattina, sulle 8 circa, sotto casa.
Sì, sotto casa!
Stavamo tutte dormendo nella nostra camerata al piano di sopra quando sento i sonagli delle cavigliere di Calyani che si avvicinano alla nostra stanza al grido di "Elephaaaantt!!!!!".
CosaComeQuandoScusa?Un elefante?Ma dove?Sogno o son desta? Vedo Vale ancora mezza addormentata che si lancia verso il terrazzo..io e Camilla la seguiamo di corsa.
Alcune sono già lì, con lo sguardo sognante e ancora assonnato che guardano in giù.
Eccolo.
L'elefante insieme a due indiani, uno in groppa e uno a terra che ci guarda e ci fa segno di andare giù.
Davanti casa, dal cancello vedo già Grazia e Dani che offrono qualche spicciolo mettendolo nella proboscide dell'elefante e lui che la appoggia delicatamente sulle loro teste.
In meno di 4 secondi siamo già di sotto e Dani è subito pronta con monetine da 2 rupie che ci distribuisce per poter fare la benedizione.
Tutta tremante per l'emozione appoggio la monetina sulla proboscide e sembra che lui(o lei?) la risucchi e poi ho atteso a testa bassa la "bless".
L'elefante ha appoggiato la proboscide sulla mia testa, ma è stata diversa dalla benedizione di Madurai, forse il momento, il fatto di essersi appena svegliati e sembrava ancora di essere in un sogno, e mi è sembrato che durasse anche di più, tanto che sono riuscita ad appoggiare la mano sulla sua proboscide ed ad accarezzarlo!

Davvero, le emozioni non hanno prezzo, è stato davvero un momento emozionante e intenso.

martedì 24 luglio 2012

Holidays

Conoscete Ooty? The Queen of Hill Stations?
Noi sappiamo che si trova a 2240m e che per raggiungerla c'è un trenino chiamato Nilagiri Express, locomotiva a vapore e patrimonio dell'umanità. Parte da Mettupalayam e si arrampica su un dislivello di 600m, con velocità massima di 35km orari. Alcuni di noi partono stasera per scoprire questa zona a cavallo tra il Tamil Nadu ed il Kerala, approfittando dei due giorni di vacanza mensili per una piccola immersione nella natura, tra parchi naturali, piantagioni di thè e spirito ayurvedico.

Questa è la presentazione romantica da Lonely Planet. 
La dura realtà per noi prevede un viaggio in pullman stanotte

River of Madurai

Madurai, domenica mattina. Risvegliati intorno alle ore 9 da una sfiancante giornata di visita al tempio Sri Meenashki, con annessi "qui pro quo" con la sorveglianza (della serie "si entra da questa parte, anzi no", "bisogna lasciare nel guardaroba gli zaini. Anzi no, gli zaini possono entrare basta lasciare al guardaroba eventuali accendini e  fiammiferi" così che di nuovo all'entrata ti senti dire "le ciabatte nello zaino? no assolutamente, portatele nel guardaroba!" con conseguenti corse a piedi nudi su e giù per la via, non proprio lindissima, che fronteggia il tempio), e terminata con la grande abbuffata  in un ristorante limitrofo all'hotel, con tanto di fried chicken di contorno, ottimo pane nan col formaggio o con l'aglio e addirittura gelato di dessert, oltre a  ottime portate di pollo o di montone... ma stavo dicendo, prima di aprire le parentesi, che per ingannare il largo anticipo sul ritrovo con il resto del gruppo e sull'appuntamento

lunedì 23 luglio 2012

Due giorni a Madurai


Il nostro viaggio verso Madurai inizia, ebbene sì, a Nazareth; il sillogismo si traccia da sé: Gesù è nato a Nazareth, Nazareth è in India, ergo Gesù è indiano, anzi, tamil. Ma non divaghiamo.
A Nazareth c'è la stazione ferroviaria più vicina alla nostra Sathankulam, che si trova a una ventina di km di distanza e l'abbiamo raggiunta nella totale incertezza, cui oramai abbiamo fatto il callo: passerà davvero il treno? Sarà affidabile l'orario reperito in un unico sito internet? Per precauzione, ci siamo fantozzianamente presentati in stazione un'ora e mezza prima. Le ragazze si fiondano caparbiamente in biglietteria per tentare di tessere i fili del nostro destino; a che ora parte? Alle 20? Sì...? No...? Gli oscillamenti di capo per molti di noi restano ancora un gesto enigmatico e, per chi scrive, quasi ipnotico. Raccogliendo un numero di testimonianze e pareri sufficienti per costruire una statistica attendibile, stimiamo che il nostro treno debba passare per la stazione di Nazareth tra le 20.10 e le 20.32 ma il problema ora è un altro: dove trascorrere l'ora che ci separa dall'arrivo del mezzo? Nelle comode, illuminate e arieggiate panchine e sui pilastri marmorei del binario, vicino alla biglietteria?

giovedì 19 luglio 2012

Dea dai tre seni e dagli occhi di pesce.

Volontari in libera uscita a Kanyakumari


Si riparte per la gita del fine settimana, stavolta destinazione Madurai: città dei templi che le guide descrivono in maniera unanime quale l'anima del Tamil Nadu. Partiamo stasera con il treno da Nazareth (a 20km da Sathankulam) e ritorneremo nella giornata di domenica. 

Beeeeelllaaaaa!



mercoledì 18 luglio 2012

L’autobus di Indiana Jones

Nulla abbiamo da invidiare alle memorabili prodezze di Indiana Jones in una delle sue avventure. Recuperare il Santo Graal? Salvare una bionda fanciulla dai nazisti? Roba da dilettanti per noi che nel Tamil Nadu a volte capita di prendere l’autobus! E per prendere l’autobus intendo proprio prenderlo fisicamente…se non si sta attenti infatti si rischia di dover rincorrere il mezzo per metri e appendersi dove capita nella speranza che le gambe non cedano. Se si riesce a salire sull’agognato mezzo (nel costante dubbio “Sarà la direzione giusta?”, dato che tutto è scritto in lingua locale) l’ avventura comincia. Se sei uomo vieni cacciato sul retro in mezzo al branco della tua specie, se sei donna il fiume di persone che sempre intasa l’autobus ti spinge avanti tra saari colorati, trecce unte di olio di cocco e il profumo dei fiori di gelsomino fissati alle lunghe trecce nere. Il comodo posto finestrino con vista sulla campagna, è il più inflazionato: comodo per fare foto, ma scomodo per la patina di smog e polvere che ti si fissa in viso. Nel posto centrale si gode della protezione degli altri due al fianco: ci si fa delle belle dormite cullati dallo sballottare della strada sterrata .L’unico rischio?Le capocciate.

martedì 17 luglio 2012

La Time Table degli Emù

Presto resoconti e foto della nostra gitarella marittima.

Intanto a scuola il lavoro procede spedito, sono partiti progetti interessanti che spaziano dall'educazione musicale a quella ambientale, si producono quantitativi notevoli di cartelloni, lettere dell'alfabeto, trenini di addizioni e sottrazioni, fotocopie, eccezioni dei plurali, numeri coloratissimi ed improbabili canzoncine per aiutare i più piccoli della Nursery a ricordare che respirano con il nose e che quello disegnato alla lavagna è un circle.

venerdì 13 luglio 2012

Kanyakumari



Piccola gitarella del fine settimana per i volontari. Come ogni italiano medio che si rispetti ci aspetta un breve week-end al mare. Chiamalo mare poi:  Mare Arabico, Oceano Indiano e Golfo del Bengala si incontrano, 
e noi con loro.

Work in/for progress










giovedì 12 luglio 2012

Adattamento: il prezzo da pagare per restare in India.


Buio. È mezzanotte, o forse l’uno o le tre. In questo momento il tempo non ha importanza. Il sole non si è ancora alzato e si possono a malapena distinguere le linee di un corridoio, una panca, qualche tavolo e poco altro.
Un corpo giace sulla panca, il capo chino, pesante, rantolante. Si è accasciato lì, fuggendo dalla morbidezza del letto, perché ricerca la solidità della panchina sotto di sè. Sa che non può cedere, non può cedere a nessun istinto, ma può dormire. Si rannicchia sulla panca col capo ciondolante e si abbandona al sonno.
In un altro momento, quando non ha importanza, si sentono alcuni passi dall’altra parte, trascinati, pesanti, incerti. Dopo essere stati troppo veloci per le forze a disposizione, ora sono deboli, troppo deboli per proseguire.
Un tonfo, colpo al mento, a terra.
Solo l’eco.
Quei passi diventano uno strisciare, un arrancare consumando forse le ultime briciole di speranza. Piano piano. Verso le scale, dall’altra parte, oltre la panchina. E su, al primo piano.

Poco importa che i passi e i movimenti fossero di Valentina, che tutto questo sia accaduto di fronte alla panca sopracitata e che su quella panca ci fossi stato io, un cuscino e il Polase. Questo è stato solo l’inizio.

“diarrea del viaggiatore” recitano le guide turistiche “adaptation” la chiama Peter, il nostro referente, sorridendo. A poco a poco tutti entrano in questa fase: debolezza, malessere fisico, nausea…poi il baricentro della propria giornata si sposta sempre di più verso il bagno. Nei casi più gravi al bagno non ci si arriva neppure.
Ho visto gli sguardi di compassione della gente cambiare in timore, impauriti per un possibile coinvolgimento. Ho visto le persone guardare con sospetto un bicchiere potenzialmente usato da un altro. Ho visto i nomi impadronirsi delle bottiglie di plastica per l’acqua e la diffidenza impadronirsi delle loro menti. Ora c’è chi si rassegna al fatto che prima o poi accadrà anche a lui, e chi confida ancora nell’ essere più forte.
Io sono stato uno dei primi, ora siamo più della metà. Abbiamo guadagnato il diritto a rimanere in questo Paese, l’abbiamo guadagnato col nostro corpo, fino (e soprattutto) nelle interiora. Abbiamo superato la prova di iniziazione, abbiamo espulso ogni goccia di occidentalità dal nostro corpo e abbiamo fatto ammenda. Se in Italia questa possibilità fosse sembrata così remota da essere quasi una leggenda, abbiamo affrontato il sacrificio in onore dell’Oriente, abbiamo affrontato la leggenda.
Ora siamo ciò che tutti speravano di evitare, siamo cambiati, abbiamo accolto la leggenda, ora ne facciamo parte.
Ora siamo la leggenda.



Visione Mathesoniana della diarrea del viaggiatore, dal punto di vista di un ex-malato.

Alessio


La chitarra sul tetto che scotta

L'umore delle truppe è a terra! Febbre, squarraus, e progetti che saltano stanno decimando i nostri soldati ma... arriva lei a risollevare il morale alla nostr truppa: la chitarra!!!


(aprite il video dal link sopra riportato)


Fabiana

AQUAINBOTILIOFOBIA

In seguito alla funesta epidemia di squarraus (altresì detto "scagotto", o "vendetta di Montezuma", o più volgarmente "diarrea") già efficacemente narrata in precedenti post da alcune splendide compagne di ventura, è andata a diffondersi nella Guesthouse di Sattankulam la psicosi seguita alla fatidica domanda "ma le bottiglie d'acqua che compriamo in giro sono davvero perfettamente sigillate?????" e anche quando sembrino sigillate perfettamente, il sospetto talvolta torna ad insinuarsi: "ma non è che i mercanti sappiano come abilmente risigillare le bottiglie già aperte, da farle sembrare immacolate??".
In effetti molto spesso le bottiglie acquistate sono riempite fino all' estremo orlo superiore della bottiglia, cosa, per noi occidentali, piuttosto inusuale!
Ai posteri l'ardua sentenza dunque...
Ad ogni modo, le alternative all' acqua non mancano anzi dalla solita pepsi ( la caffeina del resto da queste parti spesso latita), alla 7up (cugina povera della più nota Sprite, altresì detta in terre venete "aqua e suchero", ma che in queste latitudini è inaspettatamente diffusa), al Bovonto ( solo il nome è di per sè esplicativo, bevanda estremamente zuccherata, caldamente sconsigliata a chi abbia la glicemia alta e a chi abbia la glicemia regolare e regolare voglia tenerla), e la fosforescente bibita chiamata Mirinda, nella cui etichetta è specificato, a scanso di equivoci, che "nessun frutto è stato aggiunto in questa bevanda"!.
Alessandro

mercoledì 11 luglio 2012

Può essere una buona idea portare con voi la carta igienica

Il mio estro narrativo si trova ai minimi termini, forse perchè sono ancora nella fase di "assorbimento"...quando sarò zuppa di India, comincerò a rilasciare...allora decido tatticamente di cominciare dall'argomento più triviale possibile, confidando in una risalita.
Può essere una buona idea portare con voi la carta igienica. La mia Lonely Planet liquida così uno degli argomenti pre-partenza più dibattuti, causa di dubbi, perplessità e qualche attacco di panico.
Solo turca? Non c'è la carta igienica? Devo portarla? Dovrò usare una foglia di banano? E cheddddiavolo è lo "SPRUZZETTO"???!!

Una volta arrivata mi sento in dovere di spendere due parole in merito a questa perniciosa questione.
Nelle toilette indiane si possono trovare destabilizzanti bagni alla turca ma anche la più familiare tazza, mentre la grande assente, ebbene sì, è la carta igienica.

Portarsela da casa? Magari un rotolo da usare proprio in casi estremi perchè gli scarichi indiani, ovviamente, non sono abituati a smaltirla e si rischia l'intasamento..che forse è peggio.
Comunque credetemi, il viaggio vero comincia quando si smette di usarla.
Questo senza il timore di compromettere i vostri standard igienici, grazie al suddetto "spruzzetto", ovvero una doccetta con flessibile e levetta per il controllo dell'acqua messa proprio vicino al water, che praticamente incorpora la funzione "bidet". Inizialmente con qualche impaccio, poi sempre con maggior destrezza, riuscirete a utilizzarlo al meglio. 
Vi sembrerà anche bizzarro, ma infondo anche i water giapponesi hanno la stessa peculiarità (tra le tante), la differenza è che qui non è automatica (comunque all'equatore come in Giappone troverete la tavoletta calda).
I nostri bagni indiani hanno un water con spruzzetto, il lavandino, tre rubinetti che sbucano dal muro e una doccia, ovviamente sprovvista di cabina. Lo scarico dell'acqua è a terra e nemmeno troppo vicino, eppure il bagno non si allaga mai. Certo aiuta che le finestrelle siano senza vetri e fuori ci siano sempre in media 30 gradi.
Pur nella loro estrema semplicità mi sembra che questi bagni siano perfettamente funzionali, puliti, intelligenti...giusti così.
Durante il viaggio per arrivare fino a qui abbiamo osservato affascinanti donne indiane pettinarsi i meravigliosi capelli scalze nel mezzo dei bagni più squallidi che potreste immaginarvi. 
I contorni delle cose cambiano, come se indossassi un paio di occhiali graduati in modo insolito, e tutto mi sembra bello, ma bello in un modo strano...luminoso, brillante, come se la semplicità, la povertà togliesse alla cose il lenzuolo che le copre e le scoprisse per quello che sono, polverose magari, sporche in certi punti, anche malmesse, ma con dei colori, un'eleganza e un'intensità che ti trapassano.


Sono stati giorni di debilitazione fisica qui...e forse ho parlato di bagni proprio perchè ci ho passato molto tempo...ma da domani andrà meglio perchè stasera Kalyani ha cacciato via tutti i nostri malanni. Ha tracciato un cerchio davanti ad ognuno dei nostri visi impugnando un pezzo di carta profumatissimo (o forse era il profumo di Kalyani), poi è uscita e gli ha dato fuoco. E lì, in silenzio, guardando la fiammella che sgomitava nel buio e accendeva il bel viso della nostra sister mi sono sentita al sicuro, come se fosse davvero possibile cancellare i demoni dell'anima, lusingandoli col profumo di cocco e intrappolandoli in un pezzetto di carta da bruciare davanti casa.

Grazia

"No, anche tuuu?"


Ebbene sì anche questo doveva succedere! E forse, rispetto alle mille cose che ci hanno accolto in tale terra così lontana e differente da casa, in questa ci eravamo già preparati...siamo partiti portando in zaino una varietà di scatolette pronte all'uso e con mille precauzione da tenere in considerazione - bere solo acqua in bottiglia, controllando sempre che sia ben sigillata, non mangiare nulla ai chioschetti lungo la strada che possa essere venuto a contatto con l'acqua, mangiare frutta rigorosamente pelata con coltello rigorosamente disinfettato- insomma, precauzioni precauzioni contri batteri a noi estranei!!! Eppure lui è riuscito a infiltrarsi nei nostri energetici corpi, sì proprio lui, il "batterius scquaraus". Ti colpisce d'improvviso, senza che tu possa avere il tempo di realizzare!! E allora iniziano le corse! ^^


Prima uno, poi due, poi tre, poi quattro...e ogni giorno il numero dei colpiti aumenta! "No, anche tuu??" è diventata la frase di questi giorni! Credo che visti dall'esterno forse forse facciamo un po' sorridere.... Ma siamo tranquilli. Daltronde l'adattamento al cibo indiano richiede del tempo: il non mangiare latticini, carne, verdure crude, la pastaaa!, aggiunto al caldo equatoriale che caratterizza questa terra, richiede tempo al nostro corpo. 


Meno male che in casa siamo coccolati dalle nostre "sisters", Kalyani e Jaya, nonchè da Peter, i quali si prendono cura di noi e cercano di farci sorridere in ogni istante e di tranquillizzarci!
Non a caso, questa mattina al nostro risveglio ci hanno fatto trovare pane e marmellata per colazione!

Mi sento solo di fare un ringraziamento speciale per chi ci sta ospitando! E' bello sentirsi a casa, nonostante ci si trovi a miglia e miglia dalla propria quotidianita'!

Vale

martedì 10 luglio 2012

Il primo giorno di Scuola l'ho fatto a 25 anni.

I volontari ( ranghi ridotti causa temibilissima maledizione di Montezuma ) hanno già cominciato la loro attività all'Ave Maria School.

Questi sono e saranno giorni di assestamento, in cui cerchiamo di trovare un giusto equilibrio tra l'entusiasmo dell'improvvisare giochi con bambini a cui basta pocopochissimo per divertirsi, ed il desiderio di impostare delle lezioni regolari che diano continuità al nostro lavoro e che, chissà , forniscano nuovi spunti formativi per le maestre. Il loro metodo educativo ci è subito apparso molto distante dal nostro, basato sulla ripetizione mnemonica e continua, senza collegamenti, lezioni frontali anche con i bimbi più piccoli della Nursery.
La giornata scolastica inizia alle 09:40 del mattino e termina alle 16:00, con pranzo alle 12:35 e dovuti intervalli. I bambini sono suddivisi nelle quattro classi della Nursery e nelle nove della Primary (in cui sono presenti due sezioni per la quarta classe). Attraverso una time table provvisoria cerchiamo di essere presenti in tutte le classi in egual modo, distribuendoci compatibilmente con le capacità e attitudini di ognuno e con le necessità didattiche di ogni classe. Dopo la scuola ci fermiamo a giocare con i bambini dell'Orphanage con cui pensiamo di svolgere anche attività teatrali o musicali  . Le impressioni sono molteplici, la necessità di organizzarci è evidente, le idee e la motivazione non mancano. 
Personalmente rimango quotidianamente colpita dall'eredità palpabilissima che il colonialismo inglese ha lasciato. Le divise con i lunghi calzettoni azzurri, il loro rivolgersi a noi come Sir e M'me, l'adunata quasi militare che abbiamo visto lunedì mattina prima dell'inizio delle lezioni, il thè caldo alle undici del mattino, il contenuto dei testi scolastici ( Ciao Gatto, dove sei stato? Sono andato a Londra a vedere la Regina e sono tornato!) si mischiano ai fiori di gelsomino che le bambine dai capelli corti portano in testa per abbellirsi, il rosso tra le loro sopracciglia, i piccoli cilindrini portapranzo con riso e spices. 
Ci sono mille particolari che sto custodendo negli angoli degli occhi. 

E poi c'è il momento in cui ritorniamo in Guest House, e sulla strada del ritorno, in pulmino, ognuno è in silenzio e questo silenzio soddisfatto è impagabile, è un momento morbido in cui guardi fuori dal finestrino e ancora non ci credi. 

Daniela

domenica 8 luglio 2012

Tamil for dummies

In questi giorni la Guest House di Aid India ospita, oltre a noi volontari, una  ragazza di nome Kokila, arrivata direttamente da Chennai, a 12 ore di bus da Sathankulam. E' una bella ragazza indiana, dal carattere aperto, movimenti decisi ed un linguaggio corporeo incredibile per noi. Il padre è indù, la madre cristiana e lei  è stata la nostra guida speciale nella visita al tempio indù.
Qui apro una piccola parentesi: se solo qualche mese fa mi avessero detto che avrei camminato scalza in quel posto, mangiato con le mani il cibo sacro messo su una foglia di banano e mischiato col gesso, ricordato all'ultimo degli dei del tempio di riferire i miei desideri alle divinità presenti, proprioproprio non c'avrei creduto.
 Koki ci ha anche accompagnato nella nostra gitarella a Tirunelveli, consigliandoci nella scelta dei sari e dei shalwar kameez.
Lei è qui con noi fino a domani, ed il suo compito è stato quello di offrire delle lezioni di Tamil, utilissime per riuscire ad utilizzare brevi espressioni, parole chiavi nelle conversazioni ed usi e costumi di questa  regione dell'India. La desinenza delle frasi polite, l'importanza del matrimonio, perchè le donne indiane tengono i capelli lunghi e annodati in una treccia: è tutto nuovo, tutto interessantissimo. La pronuncia delle parole a volte sembra impossibile, esistono mille modi di arrotolare la lingua e tenere le vocali aperte e chiuse allo stesso tempo.
Nanri  è la prima parola che abbiamo imparato a pronunciare. Nanri vuol dire Grazie, e la ripetiamo mille volte al giorno, perchè abbiamo da ringraziare moltissimo. Moltissimo, davvero.
Vannakam è il saluto che, a mani giunte, rivolgiamo a chi incontriamo durante la nostra giornata, ed in realtà è molto più che un saluto. Kokila scrive sulle slides preparate per noi il significato di Vannakam:

'I respect your Soul, as we believe god lives in our Soul'

Ringraziare ci sembra davvero il minimo.

Daniela

sabato 7 luglio 2012

Una gita a Tirunelveli, o “Cronaca dell'incontro con il temibile Thirunevelius Frigidus”


Le sconfinate pianure desertiche rosse, punteggiate di palme; la calura estrema di un sole oramai equatoriale mitigata dal dolce monsone estivo; i villaggi brulicanti di lavoro incessante e noncurante; quest'India meridionale, genuina, rurale, a tratti pre-industriale -osservata dal finestrino di un autobus sconquassato che potrebbe aver visto nascere mio nonno e che fa percepire ogni minima irregolarità del suolo (di cui questo suolo non è affatto povero!)- ci trova improvvisamente al cospetto di un mostruoso gigante refrigeratore che, dai 40° (?) dell'esterno ti risucchia nei suoi visceri fino a scaraventarti ai 23°, 25° dell'interno, microclima adatto alla proliferazione di un insidioso parassita venuto da ovest, conosciuto come consumo. La belva di cui sopra (noto ai più con il nome di Thirunelvelius Frigidus) secondo la genealogia che si perde nel mito, sarebbe uno dei figli di Occidente che, in una torrida notte d'estate, abusò di Oriente, la quale tuttavia non gli si negò completamente, tanto che ne riconobbe, in questo caso, la prole. Si riscontrano infatti somiglianze con entrambi i genitori, anche se prevalgono quelle del padre: tutto mammà sono il portale e il soffitto della hall, entrambi in vero legno istoriato, ricordo commovente della mano dell'uomo su un materiale generalmente non gradito al consumo, troppo duro per i suoi denti. Un'altra resistenza della dolce Oriente sull'irruenza di Occidente si nota nella partizione equa tra prodotti ready made e tessuti da acquistare al metro per (farsi) confezionare i propri abiti.
Colà la nostra combriccola è stata inevitabilmente attratta dagli effluvi che promanano dal Thirunelvelius Frigidus, secreti grazie all'azione del parassita sulle cellule morte della creatura e, dopo essere penetrati nelle sue fauci, le secrezioni hanno acquisito la forza dirompente di una droga magnifica, leggera e aerea, pericolosa ma non necessariamente letale, che fa presa soprattutto sul cromosoma X.
Le Nostre, candidamente inconsapevoli e per nulla inclini alle facili lusinghe del parassita, hanno inalato a pieni polmoni l'aria densa d'oppio che permeava l'interno delle guance della creatura, facilitando l'inesorabile digestione del mostro e facendosi trasportare fin giù nell'esofago e quindi nello stomaco, esplorandolo in ogni suo tessuto, soprattutto quello noto come sari. Il sari, patrimonio genetico da parte della madre, fa particolarmente presa sui soggetti presi in esame per via delle fantasie lussureggianti, dei colori sgargianti e della foggia conturbantemente orientaleggiante.
L'aria era ormai satura di fumi e aveva irrimediabilmente leso le resistenze delle nostre povere e ignare compagne, rendendole vulnerabili a qualsiasi oggetto composto anche solo vagamente di stoffa che si manifestasse di fronte ai loro occhi; secondo approfonditi studi, condotti durante le lunghe ore in attesa della travagliata digestione del mostro da una prestigiosa equipe di scienziati, l'inebetimento che colpisce il cromosoma X sarebbe inversamente proporzionale all'entità del numero stampigliato sul cartoncino che contraddistingue ciascun prodotto. Da lunghe e pazienti osservazioni sul campo, inoltre, è emerso che i soggetti più deboli sono stati prede anche di ninnoli e cosmetici, ma in misura trascurabile e tendenzialmente isolata.
I cromosomi Y, invece, oltre a essere pressoché immuni al veleno, tendono – causa la loro forma – ad incastrarsi tra i denti del mostro, dove possono bivaccare anche per diverse ore, cianciando e limitandosi ad esplorare le immediate vicinanze del cavo orale, concedendosi al massimo una breve (ma fruttuosa) escursione nelle viscere.
Usciti dalle budella del Tirunelvelius Frigidus, un dolce vento ha aiutato i nostri cervelli a non squagliarsi nella calura (ormai al crepuscolo) e lentamente a riprendere le forze, necessarie per affrontare il viaggio verso casa: non un ritorno vero e proprio in cui si ripercorre a ritroso la via dell'andata, ma un nuovo viaggio più lungo e accidentato. Tra sballottamenti che ti fanno sentire una fogliolina di menta nello shaker di un barman acrobatico, svariate gaffes riguardo alle precise disposizioni sulla distribuzione di uomini e donne in autobus, siamo riusciti a creare un mezzo incidente diplomatico (di natura ancora oscura), ad assopirci e a conoscere i nostri vicini: l'uomo alla mia sinistra, di cui ho spudoratamente finto di capire il nome, mi ha fatto capire di essere un elettricista mostrandomi il cercafase che teneva nel taschino; quello alla mia destra, recando con sé un mezzo banano, ho dedotto che fosse un fruttivendolo o un coltivatore, evidentemente troppo stanco per rivolgermi la parola.
Con le mani nere per il ferro consunto dei sedili, il culo bagnato di sudore per le due ore trascorse su uno strato di terrificante simil-pelle (per gli amici plastica), unti e mollicci, inconsapevoli degli odori assunti, tra un sorriso, uno sbadiglio e un cleenex, abbiamo pensato che è questa, finalmente, l'India che volevamo trovare.

Mauro

Mary piena di Grace


Un po' in ritardo riprendono i nostri aggiornamenti.

In un  momento del tutto inaspettato, in cui stavamo decidendo chi dovesse andare a Virudunagar e chi a Sathankulam è saltato fuori un nuovo progetto “Mary Grace”; ci si arriva tramite una strada molto tortuosa, quasi fossimo sulle montagne russe o sulla Romea, non a caso son stati proprio degli italiani ad insegnarli ad asfaltare. Questa scuola in mezzo alla natura più totale, è nata per combattere lo sfruttamento minorile: la scuola aiuta economicamente le famiglie, così possono mandare i figli a scuola e non a lavorare. Mentre andavamo al Maria Grace sulla nostra strada abbiamo incontrato molti bimbi seduti tutti assieme ma a far cosa? Aspettavano... aspettavano che passassero le ore tra un turno di lavoro e l'altro.

La prima cosa a colpire la nostra attenzione sono stati i loro vestiti, pantaloni sporchi, camicia strappata ma un sorriso che avrebbe riacceso il cuore anche allo zio Paperone!!

Speriamo arrivino i permessi per poter lavorare in quella scuola dato che è una zona non del tutto sicura.

Fabiana

giovedì 5 luglio 2012

Thought

Tu vorresti possedere l'India e poter guidare il suo consumo
 ma l'India non si lascia consumare, fruire, non è tua
..sei tu che devi diventare sua.

Una passeggiata, tante emozioni.

Una passeggiata.
Solo una passeggiata per le strette ed incredibilmente caotiche vie di Satankulam, per capire che un paesino che sembra minuscolo in realtà dentro di sé racchiude un piccolo mondo abitato da donne in Sari, da persone che entrano in negozi che sembrano quasi improvvisati, da motori e furgoncini strombazzanti e da bambini sorridenti che salutano con gioia a chiunque gli passi davanti.

No, che dico, TUTTI salutano se il tuo sguardo incrocia il loro con il rispettoso, benevolo e simpatico Vannakam! con le mani congiunte al petto.
Sì, fa strano camminare per strada e salutare chiunque incontri anche se non lo conosci..insomma, in Italia, non succede proprio e questo mi ha davvero colpito: l’apertura, la benevolenza e la cordialità del popolo indiano, in particolare delle persone di questa piccola città che ti vedono e  ti guardano curiosi, attenti, un po’ stupiti, sorridenti, con sospetto o che scoppiano in una sonora risata quando provi a buttargli lì due o tre parole in Tamil che hai imparato qualche minuto prima.
Meravigliata da tutto ciò, continua la mia passeggiata con alcune delle mie compagne di viaggio e veniamo fermate da una voce proveniente da una casa molto vicina al tempio dedicato  a Shiva.
Una signora dalla faccia simpatica  e sorridente ci invita ad entrare in casa sua e noi non possiamo assolutamente rifiutare.
Noi ci togliamo le scarpe e lei cerca di offrirci qualsiasi appoggio utile per sederci.
No signora, possiamo sederci anche per terra.
Si è illuminata, avreste dovuto vedere come è rimasta contenta.
Voleva offrirci qualcosa da mangiare ma non aveva niente di pronto, noi le diciamo che non c’era problema, eravamo a posto, anzi forse ancora un po’ stupite dal fatto che una sconosciuta che ci vede per strada ci avesse invitato  in casa sua.
Niente da fare, spedisce la figlia a comprare dei biscotti per noi.
Troppo, troppo gentili.
Nel portico, sopra la porta d’ingresso sono appese alcune foto: un uomo con una donna a destra, lo stesso uomo con un’altra donna a sinistra e nella foto  al centro l’uomo con le due donne. Beh dopo alcune domande è venuto fuori che sono le sue due mogli, sposate lo stesso giorno. J
Torna la figlia con i biscotti. Ha 17 anni e studia Ingegneria Civile qua vicino, un piccolo genio insomma. Alcune chiacchere, risate, album di famiglia da guardare insieme, arriva un’altra figlia, ballerina professionista di  Bharatanatyam, danza tipica indiana della quale ci darà una dimostrazione qualche minuto dopo.
Ci conoscono appena ma ci invitano a fare una gita con loro questo sabato, alle cascate qui vicino.
Ma siamo in tante, come facciamo?
Non preoccupatevi, abbiamo un van.
Intanto è iniziata la messa al vicino tempio Shiva, con musica altissima. Noi siamo incuriosite, vogliamo andare. Loro ci intrattengono con spettacoli di danza e visite guidate nella loro stupenda casa.
Inizia a fare buio, noi vogliamo tornare a casa in tempo e vedere un po’ di messa se possibile. La figlia ballerina decide di accompagnarci, non prima di aver fatto alcune foto ricordo con la famiglia.

Entriamo nel tempio, sentendoci un po’ intruse di un rito così importante come la messa di una religione che conosciamo poco, eppure, nemmeno dentro il tempio non siamo considerate, anzi, riceviamo saluti e preziosi consigli da alcune donne anziane su come utilizzare gli “ingredienti” che ci vengono dati che farci i segni sulla fronte.
Un uomo dentro una specie di grotta venera un Dio, poco dopo esce con piatto contenente del fuoco, un fuoco per la benedizione da toccare-o-quasi con le dita delle mani e subito appoggiarsele agli occhi.
Veniamo incluse anche noi nel rito.
Poi l’uomo passa con una polverina bianca, da usare per fare un segno sulla fronte e quel che rimane strisciarcelo nelle braccia.
Io e Maria capiamo male ciò che ci viene detto, erroneamente ce lo mangiamo.
Un secondo giro e ci viene dato sulle mani un liquido arancione per un secondo segno sulla fronte.
Il rito finisce e ci avviamo verso l’uscita. Ci viene data una foglia di banano perché alla fine della messa c’è una distribuzione di cibo tipico Tamil. Cerco di sviare la distribuzione, a casa c’è la cena preparata da Calyani e in questo modo posso lasciare più cibo agli altri: niente da fare, vengo richiamata indietro da una signora per prendere la mia parte. Vabè la lascerò ai bambini.

Uscite dal tempio, foto e saluti con i bimbi poi di passo veloce verso quella che spontaneamente chiamiamo casa dopo una passeggiata carica di emozioni che mi ha portato a riflettere sul comportamento così amorevole di questo popolo che mi riempie di gioia e con un po’ di amarezza per la diversità del comportamento dei miei connazionali.
Sara

mercoledì 4 luglio 2012

First Day in Orphanage

Primo giorno nell'orfanotrofio di Satankulam. Di questo primo incontro si potrebbero dire tante cose, le grida, i sorrisi, la tumultuosa vitalità dei bambini. Di quel caos sorridente e strepitante di vitalità potrei dilungarmi a lungo, ma credo che solo vedendolo con i propri occhi, si abbia l'idea di cosa abbiamo provato.

Alessio