Nulla abbiamo da invidiare alle memorabili prodezze di Indiana Jones in una delle sue avventure. Recuperare il Santo Graal? Salvare una bionda fanciulla dai nazisti? Roba da dilettanti per noi che nel Tamil Nadu a volte capita di prendere l’autobus! E per prendere l’autobus intendo proprio prenderlo fisicamente…se non si sta attenti infatti si rischia di dover rincorrere il mezzo per metri e appendersi dove capita nella speranza che le gambe non cedano. Se si riesce a salire sull’agognato mezzo (nel costante dubbio “Sarà la direzione giusta?”, dato che tutto è scritto in lingua locale) l’ avventura comincia. Se sei uomo vieni cacciato sul retro in mezzo al branco della tua specie, se sei donna il fiume di persone che sempre intasa l’autobus ti spinge avanti tra saari colorati, trecce unte di olio di cocco e il profumo dei fiori di gelsomino fissati alle lunghe trecce nere. Il comodo posto finestrino con vista sulla campagna, è il più inflazionato: comodo per fare foto, ma scomodo per la patina di smog e polvere che ti si fissa in viso. Nel posto centrale si gode della protezione degli altri due al fianco: ci si fa delle belle dormite cullati dallo sballottare della strada sterrata .L’unico rischio?Le capocciate.
Ma non ci facciamo certo abbattere. Il posto tra tutti veramente desiderato,è sicuramente il posto corridoio!Qui si nasconde il cuore dell’avventura!Pance pronunciate ti si puntano addosso con fare minaccioso; bambini incuriositi ti guardano, ti toccano la nuca o i capelli fingendo un gesto innavertito; oppure le mamme cariche di borse della spesa ti lanciano il bimbi direttamente in braccio che terrorizzati ti guardano come fossi un marziano. Qualcuno chiede in inglese da dove veniamo, “Italia, Europa”, poi la conversazione non prosegue … per noi che non parliamo Tamil. Invece il nostro interlocutore pare non farci caso e continua imperterrito ad emettere suoni che il nostro orecchio non riconosce.
Ma non ci facciamo certo abbattere. Il posto tra tutti veramente desiderato,è sicuramente il posto corridoio!Qui si nasconde il cuore dell’avventura!Pance pronunciate ti si puntano addosso con fare minaccioso; bambini incuriositi ti guardano, ti toccano la nuca o i capelli fingendo un gesto innavertito; oppure le mamme cariche di borse della spesa ti lanciano il bimbi direttamente in braccio che terrorizzati ti guardano come fossi un marziano. Qualcuno chiede in inglese da dove veniamo, “Italia, Europa”, poi la conversazione non prosegue … per noi che non parliamo Tamil. Invece il nostro interlocutore pare non farci caso e continua imperterrito ad emettere suoni che il nostro orecchio non riconosce.
L’avventura continua con il bigliettaio, che non sempre parla inglese, e stringe tra le dita in modo del tutto originale rupie e biglietti. Un fischietto al collo?No, non è per richiamare all’ordine le matrone dei posti davanti che come le statue rupestri dei musei,immobili e marmoree, occludono il passaggio ai nuovi passeggeri, ma serve per segnalare lo stop: un fischio la fermata, due fischi la partenza. Il bigliettaio è uno con le palle. Si fa spazio tra gli spazi angusti, sgomita fra seni pronunciati, borse, tronchi di banano e lughi colorati. Spesso scoppia qualche discussione, ma fa parte del gioco. Il caldo è soffocante. Il mio posto preferito è in piedi, davanti, appesa ai corrimano di metallo che percorre il soffitto dell’autobus. Da qui si vede tutto:la testa dell’autista come quella delle tartarughe colorate che si attaccano al cruscotto della macchina che a guscio fermo muove la testa ciondolante di qua e di là; l’espressione sognante di Daniela; l’obiettivo sempre pronto della fotocamera di Grazia;lo sguardo arreso di Maria che sfrattata a forza dal suo posto da un’anziana signora non sa più dove appendersi; la voce di Fatima che si perde nei riccioli di vento. Se si guarda avanti, dall’ampio parabrezza di questo cigolante mostro di metallo, che come un drago cinese balzella in su e in giù, la strada si apre lunga, scura e solitaria fra villaggi di capanne e cemento. Verdi coltivazioni di riso e cotone si alternano a spazi brulli e semidesertici, rossi e ferrosi. Incrociando le altre auto e camion, che a rallentare proprio non ci pensano, sembra di scontrarsi, ma è solo un gioco allo sfiorarsi, non ci si tocca mai,come nei migliori film di Boolywood. Se ci si volta all’indietro,verso il lunotto posteriore vedo Camilla e Sara che dormono beate,Vale tiene in braccio un pupetto con il muco al naso, Alessandro piega la testa per non sbattere sul soffitto, Mauro chiacchiera con un ragazzino chissà di cosa,Alessio si aggiusta il cappellino color panna,Vale Rocco guarda persa dal finestrino,Faby controlla gli zaini abbandonati, Jolanta fotografa una treccia ben riuscita, e poi i 1000 volti del popolo dell’autobus: seccati dal sole e dal vento come la terra in cui sono nati, probabilmente si stanno chiedendo dove stanno andando questi 14 Indiana Jones, quale nuova avventura li aspetta in fondo a quella strada.
Anna
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