martedì 10 luglio 2012

Il primo giorno di Scuola l'ho fatto a 25 anni.

I volontari ( ranghi ridotti causa temibilissima maledizione di Montezuma ) hanno già cominciato la loro attività all'Ave Maria School.

Questi sono e saranno giorni di assestamento, in cui cerchiamo di trovare un giusto equilibrio tra l'entusiasmo dell'improvvisare giochi con bambini a cui basta pocopochissimo per divertirsi, ed il desiderio di impostare delle lezioni regolari che diano continuità al nostro lavoro e che, chissà , forniscano nuovi spunti formativi per le maestre. Il loro metodo educativo ci è subito apparso molto distante dal nostro, basato sulla ripetizione mnemonica e continua, senza collegamenti, lezioni frontali anche con i bimbi più piccoli della Nursery.
La giornata scolastica inizia alle 09:40 del mattino e termina alle 16:00, con pranzo alle 12:35 e dovuti intervalli. I bambini sono suddivisi nelle quattro classi della Nursery e nelle nove della Primary (in cui sono presenti due sezioni per la quarta classe). Attraverso una time table provvisoria cerchiamo di essere presenti in tutte le classi in egual modo, distribuendoci compatibilmente con le capacità e attitudini di ognuno e con le necessità didattiche di ogni classe. Dopo la scuola ci fermiamo a giocare con i bambini dell'Orphanage con cui pensiamo di svolgere anche attività teatrali o musicali  . Le impressioni sono molteplici, la necessità di organizzarci è evidente, le idee e la motivazione non mancano. 
Personalmente rimango quotidianamente colpita dall'eredità palpabilissima che il colonialismo inglese ha lasciato. Le divise con i lunghi calzettoni azzurri, il loro rivolgersi a noi come Sir e M'me, l'adunata quasi militare che abbiamo visto lunedì mattina prima dell'inizio delle lezioni, il thè caldo alle undici del mattino, il contenuto dei testi scolastici ( Ciao Gatto, dove sei stato? Sono andato a Londra a vedere la Regina e sono tornato!) si mischiano ai fiori di gelsomino che le bambine dai capelli corti portano in testa per abbellirsi, il rosso tra le loro sopracciglia, i piccoli cilindrini portapranzo con riso e spices. 
Ci sono mille particolari che sto custodendo negli angoli degli occhi. 

E poi c'è il momento in cui ritorniamo in Guest House, e sulla strada del ritorno, in pulmino, ognuno è in silenzio e questo silenzio soddisfatto è impagabile, è un momento morbido in cui guardi fuori dal finestrino e ancora non ci credi. 

Daniela

2 commenti:

  1. siamo fieri di te...la tua famiglia!

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  2. Meraviglia è veder l'India attraverso gli occhi di una gran donna! Splendida Dani.

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