Una passeggiata.
Solo una passeggiata per le strette ed incredibilmente caotiche vie di Satankulam, per capire che un paesino che sembra minuscolo in realtà dentro di sé racchiude un piccolo mondo abitato da donne in Sari, da persone che entrano in negozi che sembrano quasi improvvisati, da motori e furgoncini strombazzanti e da bambini sorridenti che salutano con gioia a chiunque gli passi davanti.
Meravigliata da tutto ciò, continua la mia passeggiata con alcune delle mie compagne di viaggio e veniamo fermate da una voce proveniente da una casa molto vicina al tempio dedicato a Shiva.
Una signora dalla faccia simpatica e sorridente ci invita ad entrare in casa sua e noi non possiamo assolutamente rifiutare.
Noi ci togliamo le scarpe e lei cerca di offrirci qualsiasi appoggio utile per sederci.
No signora, possiamo sederci anche per terra.
Si è illuminata, avreste dovuto vedere come è rimasta contenta.
Voleva offrirci qualcosa da mangiare ma non aveva niente di pronto, noi le diciamo che non c’era problema, eravamo a posto, anzi forse ancora un po’ stupite dal fatto che una sconosciuta che ci vede per strada ci avesse invitato in casa sua.
Niente da fare, spedisce la figlia a comprare dei biscotti per noi.
Troppo, troppo gentili.
Nel portico, sopra la porta d’ingresso sono appese alcune foto: un uomo con una donna a destra, lo stesso uomo con un’altra donna a sinistra e nella foto al centro l’uomo con le due donne. Beh dopo alcune domande è venuto fuori che sono le sue due mogli, sposate lo stesso giorno. J
Torna la figlia con i biscotti. Ha 17 anni e studia Ingegneria Civile qua vicino, un piccolo genio insomma. Alcune chiacchere, risate, album di famiglia da guardare insieme, arriva un’altra figlia, ballerina professionista di Bharatanatyam, danza tipica indiana della quale ci darà una dimostrazione qualche minuto dopo.
Ci conoscono appena ma ci invitano a fare una gita con loro
questo sabato, alle cascate qui vicino.
Ma siamo in tante, come facciamo?
Non preoccupatevi, abbiamo un van.
Intanto è iniziata la messa al vicino tempio Shiva, con musica altissima. Noi siamo incuriosite, vogliamo andare. Loro ci intrattengono con spettacoli di danza e visite guidate nella loro stupenda casa.
Inizia a fare buio, noi vogliamo tornare a casa in tempo e vedere un po’ di messa se possibile. La figlia ballerina decide di accompagnarci, non prima di aver fatto alcune foto ricordo con la famiglia.
Veniamo incluse anche noi nel rito.
Poi l’uomo passa con una polverina bianca, da usare per fare un segno sulla fronte e quel che rimane strisciarcelo nelle braccia.
Io e Maria capiamo male ciò che ci viene detto, erroneamente ce lo mangiamo.
Un secondo giro e ci viene dato sulle mani un liquido arancione per un secondo segno sulla fronte.
Il rito finisce e ci avviamo verso l’uscita. Ci viene data una foglia di banano perché alla fine della messa c’è una distribuzione di cibo tipico Tamil. Cerco di sviare la distribuzione, a casa c’è la cena preparata da Calyani e in questo modo posso lasciare più cibo agli altri: niente da fare, vengo richiamata indietro da una signora per prendere la mia parte. Vabè la lascerò ai bambini.
Uscite dal tempio, foto e saluti con i bimbi poi di passo
veloce verso quella che spontaneamente chiamiamo casa dopo una passeggiata
carica di emozioni che mi ha portato a riflettere sul comportamento così amorevole
di questo popolo che mi riempie di gioia e con un po’ di amarezza per la
diversità del comportamento dei miei connazionali.
Solo una passeggiata per le strette ed incredibilmente caotiche vie di Satankulam, per capire che un paesino che sembra minuscolo in realtà dentro di sé racchiude un piccolo mondo abitato da donne in Sari, da persone che entrano in negozi che sembrano quasi improvvisati, da motori e furgoncini strombazzanti e da bambini sorridenti che salutano con gioia a chiunque gli passi davanti.
No, che dico, TUTTI salutano se il tuo sguardo incrocia il
loro con il rispettoso, benevolo e simpatico Vannakam! con le mani congiunte al petto.
Sì, fa strano camminare per strada e salutare chiunque
incontri anche se non lo conosci..insomma, in Italia, non succede proprio e
questo mi ha davvero colpito: l’apertura, la benevolenza e la cordialità del
popolo indiano, in particolare delle persone di questa piccola città che ti
vedono e ti guardano curiosi, attenti,
un po’ stupiti, sorridenti, con sospetto o che scoppiano in una sonora risata
quando provi a buttargli lì due o tre parole in Tamil che hai imparato qualche
minuto prima.Meravigliata da tutto ciò, continua la mia passeggiata con alcune delle mie compagne di viaggio e veniamo fermate da una voce proveniente da una casa molto vicina al tempio dedicato a Shiva.
Una signora dalla faccia simpatica e sorridente ci invita ad entrare in casa sua e noi non possiamo assolutamente rifiutare.
Noi ci togliamo le scarpe e lei cerca di offrirci qualsiasi appoggio utile per sederci.
No signora, possiamo sederci anche per terra.
Si è illuminata, avreste dovuto vedere come è rimasta contenta.
Voleva offrirci qualcosa da mangiare ma non aveva niente di pronto, noi le diciamo che non c’era problema, eravamo a posto, anzi forse ancora un po’ stupite dal fatto che una sconosciuta che ci vede per strada ci avesse invitato in casa sua.
Niente da fare, spedisce la figlia a comprare dei biscotti per noi.
Troppo, troppo gentili.
Nel portico, sopra la porta d’ingresso sono appese alcune foto: un uomo con una donna a destra, lo stesso uomo con un’altra donna a sinistra e nella foto al centro l’uomo con le due donne. Beh dopo alcune domande è venuto fuori che sono le sue due mogli, sposate lo stesso giorno. J
Torna la figlia con i biscotti. Ha 17 anni e studia Ingegneria Civile qua vicino, un piccolo genio insomma. Alcune chiacchere, risate, album di famiglia da guardare insieme, arriva un’altra figlia, ballerina professionista di Bharatanatyam, danza tipica indiana della quale ci darà una dimostrazione qualche minuto dopo.
Ma siamo in tante, come facciamo?
Non preoccupatevi, abbiamo un van.
Intanto è iniziata la messa al vicino tempio Shiva, con musica altissima. Noi siamo incuriosite, vogliamo andare. Loro ci intrattengono con spettacoli di danza e visite guidate nella loro stupenda casa.
Inizia a fare buio, noi vogliamo tornare a casa in tempo e vedere un po’ di messa se possibile. La figlia ballerina decide di accompagnarci, non prima di aver fatto alcune foto ricordo con la famiglia.
Entriamo nel tempio, sentendoci un po’ intruse di un rito
così importante come la messa di una religione che conosciamo poco, eppure,
nemmeno dentro il tempio non siamo considerate, anzi, riceviamo saluti e
preziosi consigli da alcune donne anziane su come utilizzare gli “ingredienti”
che ci vengono dati che farci i segni sulla fronte.
Un uomo dentro una specie di grotta venera un Dio, poco dopo
esce con piatto contenente del fuoco, un fuoco per la benedizione da
toccare-o-quasi con le dita delle mani e subito appoggiarsele agli occhi.Veniamo incluse anche noi nel rito.
Poi l’uomo passa con una polverina bianca, da usare per fare un segno sulla fronte e quel che rimane strisciarcelo nelle braccia.
Io e Maria capiamo male ciò che ci viene detto, erroneamente ce lo mangiamo.
Un secondo giro e ci viene dato sulle mani un liquido arancione per un secondo segno sulla fronte.
Il rito finisce e ci avviamo verso l’uscita. Ci viene data una foglia di banano perché alla fine della messa c’è una distribuzione di cibo tipico Tamil. Cerco di sviare la distribuzione, a casa c’è la cena preparata da Calyani e in questo modo posso lasciare più cibo agli altri: niente da fare, vengo richiamata indietro da una signora per prendere la mia parte. Vabè la lascerò ai bambini.
Sara
oh Sara non ti mangiare le polveri sacre!!!
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