Buio. È mezzanotte, o forse l’uno o le tre. In questo momento il tempo
non ha importanza. Il sole non si è ancora alzato e si possono a malapena
distinguere le linee di un corridoio, una panca, qualche tavolo e poco altro.
Un corpo giace sulla panca, il capo chino, pesante, rantolante. Si è
accasciato lì, fuggendo dalla morbidezza del letto, perché ricerca la solidità
della panchina sotto di sè. Sa che non può cedere, non può cedere a nessun
istinto, ma può dormire. Si rannicchia sulla panca col capo ciondolante e si
abbandona al sonno.
In un altro momento, quando non ha importanza, si sentono alcuni passi
dall’altra parte, trascinati, pesanti, incerti. Dopo essere stati troppo veloci
per le forze a disposizione, ora sono deboli, troppo deboli per proseguire.
Un tonfo, colpo al mento, a terra.
Solo l’eco.
Quei passi diventano uno strisciare, un arrancare consumando forse le
ultime briciole di speranza. Piano piano. Verso le scale, dall’altra parte, oltre
la panchina. E su, al primo piano.
Poco importa che i passi e i movimenti fossero di Valentina, che tutto
questo sia accaduto di fronte alla panca sopracitata e che su quella panca ci
fossi stato io, un cuscino e il Polase. Questo è stato solo l’inizio.
“diarrea del viaggiatore” recitano le guide turistiche “adaptation” la
chiama Peter, il nostro referente, sorridendo. A poco a poco tutti entrano in
questa fase: debolezza, malessere fisico, nausea…poi il baricentro della
propria giornata si sposta sempre di più verso il bagno. Nei casi più gravi al bagno
non ci si arriva neppure.
Ho visto gli sguardi di compassione della gente cambiare in timore,
impauriti per un possibile coinvolgimento. Ho visto le persone guardare con
sospetto un bicchiere potenzialmente usato da un altro. Ho visto i nomi
impadronirsi delle bottiglie di plastica per l’acqua e la diffidenza
impadronirsi delle loro menti. Ora c’è chi si rassegna al fatto che prima o poi
accadrà anche a lui, e chi confida ancora nell’ essere più forte.
Io sono stato uno dei primi, ora siamo più della metà. Abbiamo
guadagnato il diritto a rimanere in questo Paese, l’abbiamo guadagnato col
nostro corpo, fino (e soprattutto) nelle interiora. Abbiamo superato la prova
di iniziazione, abbiamo espulso ogni goccia di occidentalità dal nostro corpo e
abbiamo fatto ammenda. Se in Italia questa possibilità fosse sembrata così
remota da essere quasi una leggenda, abbiamo affrontato il sacrificio in onore
dell’Oriente, abbiamo affrontato la leggenda.
Ora siamo ciò che tutti speravano di evitare, siamo cambiati, abbiamo
accolto la leggenda, ora ne facciamo parte.
Ora siamo la leggenda.
Visione Mathesoniana della diarrea del viaggiatore, dal punto di vista
di un ex-malato.
Alessio

Sto ridendo con le lacrime agli occhi!
RispondiEliminacome diceva renzo nei promessi sposi "sto bene non significa niente, è sto meglio la cosa che da gioia" (vabbe lui parlava di peste ma tanto fa)
RispondiEliminaOgni cagata è un gradino verso l'illuminazione cugino
RispondiEliminaPresto sarò dei vostri
Efrem