martedì 3 luglio 2012

Viaggio e prime ore nel profondo Sud dell'India



35 (?) ore per raggiungere la destinazione: per molti di noi è stato il primo viaggio di tali proporzioni. Siamo partiti da Venezia alle tre del pomeriggio il primo Luglio 2012, per arrivare a Sathankulam alle 4 del mattino (ora locale) del 2 luglio. Poco male, del Marco Polo ci mise poco più di tre anni a raggiungere il Chatai.
Riposino sul nudo marmo dell'aeroporto a New Delhi
in attesa del volo per Chennai
Del resto, lui non poteva godere della comodità dei 4 voli e delle cinque ore di macchina che ci hanno condotti dal Nord Italia al Sud dell'India: i primi due voli, Venezia – Doha, Doha – Delhi, viziati nei comodi aerei della Qatar Airlines, con schermi touch forniti di film, musica, giochini e pasti; a Delhi un'attesa di circa sei ore, passate a sonnecchiare in un campo base improvvisato sul fresco e pulito pavimento dell'aeroporto. Gli ultimi due voili, Delhi - Chennay, Chennay - Madurai, con la Jet Airways perlopiù in preda al sonno.
Pulmino con fari stroboscopici
Nel paese che ha dato origine alla concetto di Karma, non si poteva non mettere in conto qualche intoppo e, dopo una trentina di ore prive di perdite di capitale umano né materiale, ecco il tragitto in macchina dall'aeroporto di Madurai al villaggio che ci avrebbe ospitato per i due mesi a venire: Sathankulam. Aria calda e vento fine da sud-est (dice Peter, il nostro referente di quaggiù), silenzio e un cane festoso ci accolgono all'uscita dell'aeroporto. Evidentemente, l'impeccabile organizzazione indiana aveva previsto viaggiatori muniti esclusivamene di beauty case (e forse un paio di sacchetti di plastica); tuttavia la comparsa di 15 occidentali muniti di 20 e oltre kg pro capite di bagaglio non ha turbato particolarmente i nostri nocchieri: dopo appena un'ora di tetris tridimensionale e acute manovre di parcheggio, riusciamo ad infilarci in un'auto e un pullmino e a partire.
Il tragitto in autostrada si è svolto tranquillo, quasi privo d'infarti ed eccessive tachicardie, nonostante i sorpassi da gara automobilistica e la guida stile Parigi-Dakar.
Dopo circa un'ora e mezza (circa le 23.30 locali) arriviamo per la cena a Virudhunagar, in un istituto per ragazzini che, nonostante l'ora, ci hanno regalato un'accoglienza deliziosa: abiti colorati ed eleganti, fiori tra i capelli e sorrisi sinceri e curiosi ci hanno dato il benvenuto. Loro stessi ci hanno servito la cena, con una gentilezza e una disponibilità quasi imbarazzanti per noi, convinti di arrivare per dare il nostro aiuto. Il minimo che potessimo fare è stato imparare a ringraziare in lingua tamil (nan-dri, con la a un po' aperta, quasi e) e ricambiare i sorrisi coloratissimi prima di ripartire.
Durante l'ultima parte del tragitto, il karma si è manifestato sotto la forma di una perdita di gasolio dal serbatoio, che ci ha costretti a una sosta forzata di oltre un'ora; pagherei per poter conoscere i pensieri del motociclista che si è fermato a soccorrerci e ha visto questo manipolo di dieci occidentali in un furgone carico all'inverosimile di bagagli fermi in una strada periferica nella parte più meridionale del Tamil Nadu.
Con l'aroma di chi trasporta un cargo di harbre magique al gasolio stantio, abbiamo raggiunto finalmente la nostra casa a Sathankulam, ottenendo un brunch alle 11.30 per il giorno dopo.

Mauro



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